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ESCLUSIVA RETESTADIO - GIOVANNI GALEONE: "LO SCUDETTO? PUO' PERDERLO SOLO L'INTER!"

20.10.2009 09:36 di Giovanni Pellecchia articolo letto 3225 volte

Giovanni Galeone, nato a Napoli nel ‘41 ma ormai residente da tempo in Friuli, è sempre stato considerato un personaggio “irregolare” per il mondo del calcio: per le sue letture (legge Prevert e Proust), per la sua filosofia del bel calcio votato all’attacco (uno dei primi a utilizzare la zona e uno spregiudicato 4-3-3), per la sua denuncia del doping (prima di Zeman). E anche oggi che è fuori dalla mischia, l’ex allenatore del “Pescara dei miracoli”… non le manda certo a dire, confessandosi in esclusiva per Retestadio.it

-Raggiunto telefonicamente fra i due anticipi di sabato pomeriggio, cioè dopo Juventus-Fiorentina e prima di Genoa-Inter, è categorico:

«Per lo scudetto l’Inter resta l’unica grande favorita. Anche se a tratti pratica un gioco persino migliore dell’anno scorso, finora ha giocato a ciapanò o tre sette al meno; ma ha una superiorità di organico tale su tutte le altre che non dovrebbe avere problemi. La Juve? Mi sembra che nelle ultime cinque gare abbia fatto 4 punti: questa è una media da retrocessione, altro che da scudetto! Al di là di tutto, è una squadra bene attrezzata dalla metà campo in su, mentre mi lascia perplesso nella retroguardia dove Buffon ci ha messo in più di qualche occasione le “pezze”: non a caso, questi fanno tre errori di media a partita mentre di là Samuel e compagni ne fanno tre nell’arco di una stagione. Mourinho è un buon allenatore, ma fa ridere quando dice che l’Inter per vincere la Champions ha bisogno di rinforzi e programmazione; la sua è la squadra con il più alto budget e che ha speso di più in questi ultimi anni, compresa l’ultima estate dove a parte lo scambio Ibrahimovic-Eto’o ha preso giocatori importanti, e verrebbe da chiedergli: che squadra aveva e quale programmazione quando ha vinto con il Porto?».

Tre tecnici emergenti di questa serie A - Massimiliano Allegri del Cagliari, Marco Giampaolo del Siena e Gian Piero Gasperini del Genoa – sono suoi “allievi”: li segue con interesse?

«Ma guardate che Gasperini si arrabbia se dite che è stato mio allievo, in realtà l’ho avuto solo come giocatore! Li ho seguiti in modo particolare l’anno scorso, un po’ meno in questo a parte Max (Allegri, ndr) con cui c’è un forte rapporto inter-personale. Sono tre bravissimi ragazzi, oltre che persone e allenatori molto diversi tra loro; in particolare, Gasperini la scorsa stagione ha praticato un calcio davvero molto bello e piacevole e si sta ripetendo anche in questa, nonostante abbia perso giocatori davvero importanti».

In uno di loro tre vede un possibile suo erede?

«Sinceramente, pur passando in altro ambito, sta facendo molto bene praticando un bel calcio Alessandro Calori – che era capitano con me all’Udinese – alla guida del Portogruaro in Prima Divisione: persa la prima ha inanellato ben sette vittorie consecutive e domenica scorsa, chiuso il primo tempo 0-2 con il “mio” Pescara, è riuscito a pareggiare».

Tra le grandi novità di quest’anno, c’è anche la Sampdoria di Del Neri e Cassano: lei crede possa ripetere il “miracolo” del Verona di Bagnoli che vinse lo scudetto nel lontano ’85?

«Sinceramente non penso possa arrivare a tanto in questa stagione, ma credo che possa diventare competitiva ai massimi livelli in un paio di stagioni. Senza dubbio, e di questo va dato merito ai dirigenti, ha indovinato tutti gli acquisti: rivalutando giocatori in cui altri non credevano più, penso a Pazzini, e soprattutto stra-vincendo la scommessa su Cassano».

In settimana c’è stata anche la polemica Lippi-tifosi…

«Penso si sia lasciato troppo andare, come del resto ha poi ammesso anche lui. Però resta innegabile che, pur avendo ruotato molti dei considerati titolari, a 12’ dalla fine eravamo sotto 0-2 in casa con Cipro, una nazionale che anche da loro ci aveva messi in difficoltà, e che se non avesse pareggiato Gilardino al 93° in Irlanda regalandoci la qualificazione ai Mondiali saremmo arrivati a questa gara con ben altra pressione addosso… Sinceramente, mi dà un po’ fastidio quando il nostro ct fa continuo riferimento a “Noi, campioni del mondo” e non lo seguo nemmeno quando si riferisce alla difficoltà nel proporre bel gioco: anche in Germania per la verità non era stato granchè, ma questo era un girone di qualificazione tra i più facili in assoluto e con squadre decisamente abbordabili!».

Lei in passato ha vinto quattro campionati di B. E’ un campionato che segue ancora? Come si spiega questo stentato inizio di tre “grandi”, come Torino, Lecce e Reggina?

«No, per la verità non è un campionato che seguo molto. Un po’ come per l’Inter in A, il Torino è l’unica grande favorita per la promozione, visto l’organico, e credo che la fase che sta attraversando sia solo temporanea. Tra le altre, per quello che ho potuto vedere, il Grosseto che pratica un bel calcio ha racimolato forse meno punti di quanti non meritasse effettivamente e c’è la grande novità Frosinone».

Lei, assieme a Zeman, è famoso anche per aver denunciato il doping. Come vede la situazione attuale? Lo rifarebbe?

«Per la verità, ben prima di Zeman e parlando per esperienza diretta. Mi riferivo ai tempi passati: ho detto di ritenermi un miracolato! A quei tempi infatti, e le scomparse recenti di giocatori importanti in giovane età non fanno purtroppo che alimentare quel sospetto, a noi calciatori confidando nella nostra ignoranza in materia veniva davvero somministrato di tutto. Se lo rifarei? Sicuramente la denuncia andava fatta e per un bel po’, almeno, se ne è parlato; ora per la verità non è più così… Non so se il doping sia scomparso; quasi certamente, però, l’antidoping continua la sua ricerca che per fortuna è sempre un passo avanti. Credo che oggi vengano somministrati, visti anche i tanti impegni che di fatto azzerano i tempi di recupero, tanti farmaci per attenuare e rinviare il senso di fatica. Certo, Ronaldo che di ritorno dai Mondiali del 2002 faceva fatica a scendere la scaletta dell’aereo non è una bella immagine per il calcio».

Averne ancora di personaggi come Galeone!

Giovanni Pellecchia

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