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  SERIE A
Ciao SuperMario il Mancio ti farà diventare un campione!
27.07.2010 01:24 di Pietro Paolo Deison   articolo letto 45 volte
Fonte: www.goal.com

Balotelli va al City, l’Inter ottiene quanto richiesto (30 milioni sull’unghia più 5 futuribili in base alle performance), SuperMario pure (un ricco contratto e qualche rassicurazione di giocare di più grazie a babbo Mancio). Tutti felici e contenti, dunque? A naso, non sembrerebbe.

Quasi tutti gli ex nerazzurri (e dunque un campione abbastanza rappresentativo del tifoso evoluto, come lo definirebbe Galliani) erano contro la cessione: l’indimenticato Mister (e Signore della panchina) Simoni lo aveva addirittura paragonato a Cristiano Ronaldo, anche Spillo Altobelli aveva recentemente dichiarato di essere pronto a legarsi ai cancelli di Appiano pur di non farlo partire e molti altri “colleghi” titubavano di fronte a cifre comunque importanti. Perché questa reticenza? Perché il talento di Mario non si discute: “A pochi giocatori al Mondo, così giovani, ho visto fare le cose che lui fa con quella naturalezza e quella personalità”. Ancelotti dixit poco tempo fa, e non proprio – dunque – quella che si definirebbe una voce nerazzurra. Quindi, perché l’Inter cede un fenomeno di questo tipo? Semplice, perché in qualche modo costretta. Il rapporto col giocatore, tra il giocatore e lo spogliatoio, tra il giocatore, il suo procuratore e la società, è compromesso, impossibile da ricucire. In questa situazione, inutile accanirsi, meglio trovare una via d’uscita che sia soddisfacente per tutti.

Ora che Balotelli va, troveremo ad ogni angolo gente pronta a stracciarsi le vesti per la sua dipartita. Ovviamente, tra loro, anche quelli che, fino a ieri, ne hanno narrato le imprese fuori dal campo con dovizia di particolari. Non ci uniamo al coro dei disperati e non tanto perché non siamo in grado di riconoscerne il talento, ma semplicemente perché crediamo che Mario abbia bisogno di maturare, in fretta. Non ci mancherà, semplicemente perché non lo stiamo perdendo, anzi – se tutto va bene – lo stiamo ritrovando. La sua crescita tecnica è stata esplosiva, quella personale meno. SuperMario sembra un personaggio col corpo (e i colpi) da supereroe e la testa (e l’atteggiamento) di un cartone animato.

Ma d’altronde, è inevitabile: l’esperienza non s i compra al supermercato e crescere da Mario Barwuah in Balotelli, non deve essere stato semplice, anche se in molti se lo dimenticano. E’ come se Mario fosse vissuto, costantemente, in un reality show, da protagonista assoluto: l’infanzia difficile, le attenzioni mediatiche, il ginepraio di millantatori che lo hanno circondato fin da bambino, tutti quelli che gridavano al fenomeno, che lo hanno fatto sentire campione del Mondo quando ancora aveva tutto da dimostrare, di certo non lo hanno aiutato a fargli maturare una sana coscienza critica (e soprattutto autocritica). “Io son un campione e per questo devo giocare”, è la filosofia che lo sta portando al City e trascinando lontano dall’Inter. E’ la filosofia che lo fa caracollare per il campo mentre Eto’o rincorre gli avversari, quella che i tifosi interisti non erano più disposti a sopportare.

L’esperienza in Inghilterra, comunque vada, sarà formativa e ci regalerà un Balotelli più forte. Uscendo dalla bambagia italica, dalla campana di vetro in cui il sistema l’aveva messo, si accorgerà che, alla fine, quello che tutti gli dicevano – il talento non basta, per diventare un campione servono disciplina e sacrifici, impari da Zanetti, Cordoba e Materazzi – non erano attacchi ingiustificati e orientati da simpatie o antipatia, ma la cruda realtà. Se lo capirà in fretta, Mancio ci restituirà un fuoriclasse in grado di fare la storia del calcio italiano. Altrimenti, saremmo di fronte ad un altro giocatore mediocre che ha speso la carriera spacciandosi per fenomeno.

 


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